Archive for febbraio 2010

Proviamo anche questa

febbraio 16, 2010

Questa è una DHD (Double Half Delta) appena installata. Non so ancora se funziona, ma per montarla in un campo al limitare di una vigna ci siamo infangati fino al midollo!

In teoria dovrebbe restituire un segnale basso ma con un buon rapporto S/N, pressappoco come una Beverage. L’ antenna è costituita da due triangoli di filo sospesi a un metro e mezzo da terra in questo modo:

le prossime sere spero di poter capire se mantiene quello che promette!

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DX is!

febbraio 4, 2010

Questo è un vecchio post su it.hobby.radioamatori nato in seguito all’ idea di qualcuno che chiese di raccontare qual’è la nostra banda preferita e per quale ragione. E’ piuttosto lungo, prima di continuare prendete un caffè.

Dopo una decina di anni dalla prima stesura siamo tornati ancora nel minimo del ciclo solare, sicchè le condizioni non sono molto diverse da quando lo scrissi, tranne per il fatto che purtroppo qualcuno di cui parlavo ora non è più fra noi. La natura ha le sue leggi e non si può scappare, al massimo possiamo solo cercare di capirle.

Non so se il mio post possa servire a chi vuole sperimentare le bande basse, nel caso ne sarei soddisfatto, in fondo il nostro è un hobby e non si può pretendere di più.

Mi piace l’ idea di raccontare una banda per vedere come l’ abbiamo vissuta. Io vorrei parlare degli 80 metri perche’ sono stati il mio terreno di caccia preferito per diversi anni e mi ci sono divertito un mondo. Non capita che uno si svegli al mattino (o resti sveglio tutta la notte, per essere precisi) e decida di diventare un DX’er delle bande basse, questa e’ un’ ispirazione che arriva per gradi.

Verso i primi anni ’80 i bolognesi del Team Monte Capra passarono alle maniere forti e installarono una direttiva per i 40 metri tre elementi full-size in cima alla loro collina, poco fuori Casalecchio. Non erano soltanto tecnici esperti, ma anche ottimi organizzatori di contest e costruttori di antenne, in un’ epoca nella quale i software di modellazione erano ancora un segreto militare gelosamente custodito. Là ho conosciuto persone splendide, fra cui operatori runner capaci di reggere pile-up ad alta velocità sia in fonia che in CW, e anche qualche mago nella ricerca dei moltiplicatori che da una banda senza un filo di propagazione era capace di tirar fuori la zona o il country mancante proprio come un prestigiatore.

Io cominciavo allora ad affacciarmi al DX’ing con una tre elementi della ERE (la piu’ economica, naturalmente) e una Morgain nel cortile piegata a L perchè non ci stava, così davanti a dei mostri sacri del genere potete immaginare come mi sentivo: cercavo di non perdere neanche una virgola di quello che veniva detto, e rompevo l’ anima a tutti con le mie domande. Per dare un’ idea di quanto fossi giovane e ingenuo diro’ che una sera piombai in sezione chiedendo: “Ho fatto le Canarie in 40 metri di notte. E’ un DX?” Mica male la domanda eh?
Dopo vent’ anni se ci penso mi viene da ridere, ma io avevo un TS830 della Kenwood e non sapevo nemmeno usare l’ attenuatore. Cosi’ a forza di ascoltare i bolognesi, che per installare la direttiva stavano abbandonando il sistema delle 4 verticali in fase per i 40 metri, mi venne il desiderio di provare quello strano array progettato dal compianto Dana Atchley, W1CF. Se può essere utile lo schema è nel mio sito.
Il problema diventa lo spazio: ci vuole un quadrato di 10 metri di lato per piazzare le antenne ai vertici, poi attorno ad ogni antenna viene steso un cerchio di radiali appoggiati per terra del raggio di 10 metri. Insomma occorre un quadrato (dagli spigoli smussati) 30×30 che copre circa 800 metri quadrati.
Io e alcuni miei amici trovammo una casa in campagna e cominciammo a lavorarci. Caspita se andavano quelle antenne! All’ epoca la Cina era rarissima, ed essere fra i primi europei a collegarla in 40 metri nel WWDX SSB del 1985 mi diede un’ emozione incredibile!

Il bello delle verticali in fase e’ il rapporto fronte-retro, fra i 25 e i 30 db. Una stazione capace di produrre uno splatter devastante quasi sparisce quando commuti dall’ altra parte. Non avevo mai sentito niente del genere. A quel punto, visto che inseguivo il 5 Band DXCC (per chi non lo sapesse e’ un award che richiede 100 paesi confermati nelle 5 bande “classiche” cioe’ 10, 15, 20, 40 e 80 metri, e il difficile sono le ultime due naturalmente) mi venne immediatamente l’ idea di adattare il sistema agli 80 metri. E qui cominciò l’ avventura.

Intanto per mettere in fase 4 antenne (tutte alimentate contemporaneamente, cambia solo la fase del segnale) ci vogliono tre divisori Wilkinson (o qualsiasi altra cosa capace di reggere un po’ di potenza) ognuno fatto di due linee a 75 ohm lunghe un quarto d’ onda, e tre linee di ritardo della stessa lunghezza ma a 50 ohm.

Attorno ad ogni antenna una quarantina di radiali di 20 metri l’ uno stesi per terra. Il quadrato con le antenne ai vertici diventa 20×20 e la superficie occupata si avvicina ai 3500 metri quadrati. Quasi un terzo di ettaro, mica male eh? Nel disegno qui sopra si vede il quadrato in pianta e una delle aree occupate dai radiali di ogni singola verticale.
Poi ci sono le antenne, che devono essere piu’ corte del normale quarto d’ onda perche’ si “vedono” fra di loro e il punto di risonanza si sposta in basso, cosi’ la lunghezza effettiva diventa 19,60 m e immaginate come si fa a tarare degli arnesi cosi’ poco maneggevoli. Gia’, perche’ costruendo le prime pensavamo soprattutto al peso, e per farle il più leggere possibile cominciammo dalla base in palo zincato da televisione, poi tubo di alluminio, infine fibra di vetro col filo di rame dentro. Per tirarne su una ci volevano 12 persone, e si comportavano esattamente come le anguille. In una notte di pioggia gelata si riempirono di acqua e ghiaccio, i tiranti diventarono dei salsicciotti rigidi e pesantissimi e il risultato fu un enorme mucchio di allumininio da buttare nel pattume.

Occorreva riprogettarle. Questa volta la base era un palo di ferro da un pollice e tre quarti, con un isolatore di nylon tornito e imperniato in una forcella piantata mezzo metro sottoterra.

Alla fine alluminio, e niente fibra di vetro che tanto l’ avevamo ridotta in pezzettini. Per tirare su delle bestie del genere stranamente occorreva meno gente e anche meno ordini di tiranti perche’ erano molto piu’ rigide. Anche durante le burrasche piu’ forti non scuotevano piu’ di tanto, a patto di controllare bene i tenditori e i picchetti di ancoraggio. Una cosa che mi ha sempre colpito e’ che delle antenne cosi’ alte e snelle, anche nell’ aria piu’ tranquilla non sono mai silenziose: vibrano sempre leggermente, senza mai smettere come quando ascolti un alveare.
Risultati: nel 1987 portai a casa il 5 Band DXCC, e me lo lasciai subito alle spalle iniziando la caccia al 5 Band Worked All Zones. Tutte e 40 le zone, ognuna in cinque bande, non importa il modo (se fonia o CW). Il difficile e’ acciuffare in 80 metri la zona 1 (l’ Alaska e il nord-ovest del Canada), la 31 (nord Pacifico, Hawaii ecc.), poi anche la 22 (India e Sri Lanka) e la 39 (sud Oceano Indiano con tante isolette simpatiche). Anche la 19 (estremo est della Russia Asiatica) non e’ del tutto facile, e adesso basta cosi’ se no vi scoraggiate.
Il bello era piazzarsi nelle notti d’ inverno a 3.799.5 per avere splatter da una parte sola (cioe’ dal basso, perche’ a 3.800 la banda finisce) e cominciare a chiamare CQ DX. Bisognava accendere una vecchia stufa a cherosene che puzzava e faceva lacrimare gli occhi, ma almeno c’ era il vantaggio che la piu’ vicina abitazione era a un chilometro di distanza. QRM zero, il noise blanker si sentiva solo e abbandonato. In compenso l’ attenuatore (esterno, autocostruito a step di 4 db) lavorava come un pazzo, tipicamente nel range da 12 a 20 db e i commutatori li ho dovuti cambiare piu’ di una volta.
Così ora immaginatevi un pomeriggio di dicembre, quando alle quattro comincia a farsi sera. Antenne verso sud est, sull’ oceano Indiano, e giu’ a sgolarsi chiamando CQ West Coast. Poi finalmente li ascolti. Il mostro era N7UA che dallo stato di Washington, proprio in faccia al Pacifico, sparava verso sud ovest con una 7 elementi filare a V invertita. Dopo trentamila chilometri arrivava 5/7 con quella leggera distorsione per differenze di fase che rende il segnale via lunga non solo immediatamente distinguibile da qualsiasi altro che arrivi via corta, ma anche poetico. E se lo dico io e’ poetico sul serio. Oh!

Dopo una mezz’ ora sull’ Italia arrivava la notte, sulla California l’ alba e la finestra si chiudeva come si vede nell’ immagine qui sopra, ottenuta con Logger 32. In compenso l’ estremo oriente iniziava a farsi sentire: giapponesi a volonta’ e ogni tanto qualche australiano ben attrezzato davano il benvenuto alla propagazione via corta sulle cinque di sera. Beh, corta si fa per dire, verso l’ Australia sono sempre 15mila chilometri. Fra i giapponesi appassionati delle bande basse ce ne sono alcuni che hanno tirato su delle antenne davvero incredibili: non solo 3 elementi yagi, ma addirittura 5 elementi e per di più a spaziatura larga su un traliccio di 50 metri! Mi chiedo come facciano a dormire quando tira vento.

Ma torniamo alla nostra sera di dicembre che si srotola lentamente verso la notte. Le case di campagna sono sempre fredde e umide e una volta trovai un giovane porcospino che cercava di approfittare della temperatura e degli avanzi di biscotti. Oppure gli interessava KH6 in 80 metri?
Dopo l’ estremo oriente cominciava l’ Africa. Un sacco di italiani vanno laggiu’ per lavoro ma pochi fanno attivita’ nelle bande basse perchè le tempeste tropicali provocano un QRN molto forte rendendo difficile la ricezione specialmente a chi usa antenne verticali. L’ ideale sarebbe stendere delleBeverage ma non sempre ciò è possibile quindi l’ attività è condizionata da questo fatto, inoltre occorre considerare che nelle bande alte le antenne sono più facilmente trasportabili in aereo. Insomma l’ Africa rimane difficile.

Negli ultimi anni col diminuire del flusso solare le bande alte cominciavano ad assomigliare a un deserto gia’ a meta’ pomeriggio. In compenso i 40 andavano a meraviglia, mi è capitato di aiutare un amico a tirare su una verticale e di ascoltare un po’ per vedere come funzionava. Abbiamo collegato un australiano alle due e mezzo di un pomeriggio di agosto.
Anche gli 80 cominciavano a popolarsi molto presto, verso le dieci e mezzo di sera il buio si stendeva sopra l’ atlantico e arrivavano le prime stazioni dei Caraibi seguite a ruota dagli stati americani della East Coast, quelli coi numeri dall’ 1 al 4 nel nominativo per intenderci.
Li’ cominciava il bello. Avevo il 5 Band WAZ, conquistato nel 1990, e a questo punto mancava solo il 5 Band Worked All States. Tutti e 50 gli stati americani in tutt’ e cinque le bande.
I piu’ difficili sono l’ Alaska e le Hawaii, ma anche il Wyoming, il Nevada e in generale tutti quelli col 7 nel nominativo sono molto rari. Poi c’è il Nord Dakota, che è uno stato piccolo, scarsamente popolato e poco attivo, davvero una brutta gatta da pelare, e comunque rimane sempre piuttosto difficile arrivare di la’ dal Middle West.

Così occorreva chiamare, cercare, chiamare ancora. Ci vuole pazienza e orecchio ma c’e’ soddisfazione: gli americani sono operatori bravi, competenti, disciplinati e tutti molto gentili. Insomma, mi mettevo a chiamare CQ Stati Uniti e siccome riuscivo a buttare di la’ dalla pozzanghera un bel segnalino difficilmente capitavano delle chiamate a vuoto, specialmente se c’ era un po’ di propagazione.
E le soddisfazioni non mancavano, in mezzo ai W ogni tanto rispondeva qualche centroamericano, il Messico, Cuba, qualche isoletta caraibica, insomma era una buona pesca d’ altura. Poi arrivavano le due, le tre di notte. Caffe’ a volontà, e cominciavano ad arrrivare i numeri 5, cioe’ il Texas e gli stati del Middle West. Segnali piu’ bassi, ma bastava dire “Number five only” e tutti zitti, che operatori splendidi! Così laggiu’ in fondo qualcuno lo tiravi fuori, e pensavi di aver imbroccato la sera giusta. Poi verso le 4 cominciavi a sperare… e a fare il furbo. A quelli che arrivavano meglio chiedevi che antenna avessero, e li pregavi di commutare a ovest e fare una chiamata per vedere se erano capaci di rintracciare qualcuno dal Nevada o giu’ di li’. Accidenti, quei numeri sette se sono difficili! A volte funzionava.

Poi bisogna tener presente come sono fatti gli 80 metri: fra europei ci si sente tutti, e lo spazio e’ poco. Morale della favola, le stazioni rare sono appunto rare (questo modo di argomentare non so perche’ mi ricorda mia suocera) e i pretendenti sono tanti. Come facciamo?
Le liste e i net non mi sono mai piaciuti, ma in quel caso bisogna fare di necessita’ virtu’ e regalare qualche osso ai poveri…:-) Insomma tutte le volte che risponde qualcosa di decente prima te lo fai, poi tocca agli amici appostati come falchetti, altrimenti non ti lasciano vivere. C’e’ il vantaggio che se si mette qualcuno a fare splatter un po’ piu’ sopra non hai da perdere tempo per spostarti a chiedere una QSY: c’e’ qualcuno che lo fa per te; poi se sbuca qualcosa di interessante da un’ altra parte vieni avvisato con sollecitudine. Una mano lava l’ altra, e poi ho sempre pensato che fosse meglio essere gentili, se no che hobby sarebbe? Tanto vale lavorare. La caccia a branco di lupi funziona così, ed e’ divertente da matti. Poi la sera ci si ritrova in birreria e giù pettegolezzi da cavar la pelle. Poi dicono che sono le donne…

A parte gli scherzi gli 80 metri non sono solo un’ altra banda in cui fare caccia al DX, ma uno stile, un modo di interpretare la radio. Il QRM, la propagazione strana, gli altri europei e tutto il resto secondo me sono uno stimolo a cercare di capire sempre di piu’. Per esempio quando nel ’97 usci’ la famosissima spedizione a Heard Island, VK0IR (che in sostanza insegno’ come si fa a organizzare un’ attività del genere senza lasciare niente al caso e senza mettere neanche uno spillo fuori posto) ci fu qualche deficiente che penso’ bene di mettersi a fischiettare sulla loro frequenza di trasmissione in 80.
Ma riuscimmo lo stesso a fare il QSO. Bastava un po’ di pazienza e prontezza di riflessi, intrufolarsi nel primo buco libero e soprattutto ascoltare bene la stazione.
Quelli di VK0IR furono anche i primi a mettere a disposizione il log via Internet, permettendo di evitare moltissimi QSO doppi e dando la sicurezza di essere stato collegato a chi aveva fatto fatica ad ascoltare la conferma. Sull’ isola ognuna delle sei stazioni aveva un computer e ogni giorno veniva copiato il file di log, compattato e spedito al PACSAT da Arie, PA3DUU con un link a 9600 baud full-duplex che andava 4 volte piu’ veloce del corrispondente sistema commerciale via Inmarsat. Durante il passaggio sopra l’ Europa il file era raccolto da ON4UN che lo controllava e lo faceva pervenire a VE3TCP il quale doveva solo inserirlo nel server. Non vi dico la gioia quando riuscii a collegarli in 160 metri e la sera successiva interrogando il sito trovai la conferma. Queste sono soddisfazioni!

E abbiamo fatto le 2 di notte, come vedete in questa immagine ottenuta con AZ Map. Caccia aperta, inizia la West Coast. Sono gli stessi di dodici ore prima, ma adesso arrivano via corta, da noi si avvicina l’ alba, da loro il tramonto.
E il segnale e’ sempre quello, ha una sua voce inconfondibile, un timbro che non puoi sbagliare. Cosi’ laggiu’ in fondo ascolti finalmente, basso e in mezzo al rumore, qualche W6. Che fatica per acciuffare la California, ma il bello del gioco e’ questo. E la costa atlantica invece sembra sparire, con l’ allungarsi della propagazione quelli che arrivavano oltre il nove si perdono e hai l’ impressione che il ricevitore non funzioni piu’ tanto bene, ma e’ solo uno scherzo dello strato F2 che il vento solare schiaccia dandogli il profilo di una ellisse, se qualche astrofisico che mi legge volesse inviare ulteriori precisazioni sarebbe il benvenuto.

Infine l’ alba. D’ inverno il sole sorge alle 7.30 circa, e per quasi un’ altra ora si puo’ ascoltare benissimo. La greyline divide il giorno dalla notte, e quando questa linea passa per l’ Italia sfiorando il circolo polare artico per ridiscendere giu’ verso il Pacifico si puo’ provare con le Hawaii. E’ difficile da matti. Ma e’ l’ ultimo stato americano che avevo rimasto da fare in 80 metri.
KH6CC ora SK, all’ epoca quasi novantenne con piu’ di 60 anni di radio alle spalle, gentile e disponibile con tutti, si presto’ a darmi una serie di appuntamenti a 3.505 KHz in CW, la domenica mattina. La prima alba niente propagazione. Dopo una settimana, la seconda prova: mi sentiva lui e io niente. La terza viceversa. La quarta QRM a volonta’. Dopo cinque domeniche riuscii a tirarlo fuori, e gli mandai la QSL col dollaro nella busta. A stretto giro di posta ricevetti la sua, col dollaro indietro e un appunto: grazie per la soddisfazione!

Certi appassionati a volte teminano i loro messaggi con un motto: DX IS!

E’ vero.